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Valentina Ersilia Matrascìa

Valentina Ersilia Matrascìa

Classe 1987, romana di nascita e siciliana d'origine. Comunicatrice e addetta stampa free lance. Dopo gli studi classici si laurea in Lingue e comunicazione internazionale (curriculum Operatori della comunicazione interculturale) e in seguito, presso l'università “La Sapienza” di Roma, si specializza in giornalismo laureandosi con una tesi d'inchiesta sul giornalismo in terra di camorra. Ufficio stampa e social media manager per festival, eventi ed associazioni in particolare in ambito culturale e teatrale oltre che per Europride 2011, Trame - Festival dei libri sulle mafie e per l'agenzia di stampa Omniroma. Collabora con diverse testate occupandosi in particolare di tematiche sociali, culturali e politiche (dalle tematiche di genere all'antimafia sociale passando per l'immigrazione, il mondo Lgbtqi e quello dei diritti civili). Ha curato l'appendice cronologica del libro "Roma Brucia" (Imprimatur Editore, 2015) del giornalista Pietro Orsatti con la cui regia ha inoltre realizzato due brevi documentari ("Sulla linea di scena" e "Domani il Pride"). Da sempre appassionata di (inter)culture, musica, web, lingue, linguaggi e parole.

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Amuni’, il teatro oltre le frontiere culturali

Martedì, 15 Agosto 2017 10:10 Pubblicato in Teatro

Un viaggio nelle culture, nel tempo e nello spazio attraverso il teatro e l'arte. Attiva da 5 anni a Palermo la Babel Crew, «una ciurma di artisti e professionisti dell'arte che hanno scelto di legarsi in un contesto che vedesse la diversità e il confronto dei linguaggi artistici e delle professionalità come motivo di accrescimento», dopo aver vinto il bando MigrArti 2017 debutta al Teatro Montevergini con "Il rispetto di una puttana", scritto e diretto da Giuseppe Provinzano, e lancia un nuovo progetto artistico: Amunì.

Amunì, andiamo. Un'espressione che indica contemporaneamente la proposta ad andare e l'accettazione di questa: a domanda “amunì?” si risponde “amunì!”, il movimento interno ed esterno di ogni persona che si muove verso un obiettivo da raggiungere o realizzare. Dove va il teatro di Babel Crew? Verso quale direzione si muove? Ne abbiamo parlato con il regista Giuseppe Provinzano.

Cinque anni di vita artistica fatti di teatro, danza, cinema e proposte culturali artistiche con la priorità e necessità «di proporre l'incontro - afferma - tra i linguaggi e questa direzione continuerà a muovere le nostre creazioni. Il progetto Amunì poi fa esplodere di senso questa nostra caratteristica laddove al confronto tra i linguaggi aggiungiamo quello tra culture, lingue ed esperienze umane in questo progetto che vuole fare nascere questa compagnia dei migranti che vuole essere prima progetto speciale di Babel e poi magari una costola che prenda vita e si muova autonomamente». Uno spazio fisico, lo "Spazio Franco" ai Cantieri Culturali della Zisa, accanto ad uno "spazio" umano, la costituzione di una “Compagnia dei Migranti” attraverso un laboratorio multidisciplinare che ha immerso 25 ragazzi da ogni parte del mondo (Africa, Asia, Europa) nei diversi linguaggi della scena (teatro, musica, danza, canto, narrazione..). «Da questo laboratorio poi sono stati selezionati 10 ragazzi che hanno proceduto con il vero e proprio allestimento dello spettacolo. Oltre al laboratorio artistico, sono stati realizzati altri tre percorsi formativi professionali: un laboratorio di scenografia, uno di comunicazione, uno di organizzazione. Anche questi sono stati frequentati da ragazzi e ragazze provenienti da più parti del mondo che poi si sono occupati di tutto ciò è servito per fare lo spettacolo. Da questi 4 percorsi nasce il nucleo del Progetto Amuni: tra attori, scenografi, comunicatori e organizzatori sono circa 20 (esclusi noi di Babel) coloro che stanno credendo in questo progetto».


La prima tappa di questo lungo viaggio ha visto la compagnia portare in scena lo scorso 26 luglio lo spettacolo "Il rispetto di una puttana", liberamente ispirato a "La putain respectueuse" di Jean-Paul Sartre. «Una storia e un plot narrativo molto contemporaneo, quasi in maniera preoccupante. Ci racconta come certe nostre derive razziste che l'Europa e il mondo sta prendendo siano cicliche e in nuce nella costituzione delle nostre moderne società. Sartre scrisse questo testo all'indomani del dopo-guerra, attaccando gli USA esportatori guerrafondai di democrazia, raccontando come all'interno di quella società, tra le viscere di quella società, il razzismo e l'ingiustizia sociale fosse ben radicata. Se guardiamo ai Trump, al successo della Le Pen, o certe politiche di Theresa May nel Regno Unito o della stessa Merkel mi sono reso conto che sebbene siano passati 60 anni il mondo non è cambiato o forse è tornato a essere schifosamente quello che era». Una riscrittura lessicale importante che passa anche attraverso l'introduzione di un coro che sposta teatralmente la drammaturgia verso la definizione di una vera e propria tragedia moderna. «Abbiamo dato nuovi sensi e nuovi contenuti. Ci siamo immersi totalmente e, sebbene il plot narrativo sia il medesimo, la distanza con Sartre è cresciuta. Più di distanza parlerei di processo di appropriazione da parte dei ragazzi di una storia che hanno fatto loro. Una storia che più che di migrazione parla di discriminazione a 360° e le loro esperienze di vita sono state sollecitate e hanno a loro volta sollecitato questo processo».

Un laboratorio di arte ma anche e soprattutto di interculturalità in cui culture e lingue diverse si mescolano trovando espressione in una lingua meticcia e universale, quella del teatro. «Durante i laboratori – conferma - abbiamo parlato diverse lingue: italiano francese, inglese arabo. Per capirci, per riconoscersi. Ed era del tutto naturale, necessario. La nascita di espressioni nuove che attraversavano le lingue rendeva poi tutto magico e divertente: un esperanto di lingue, linguaggi e umanità che hanno legato il gruppo e lo hanno reso tale. Il confronto culturale poi è stato spontaneo e ad ampio raggio. Per esempio, a giugno era il periodo del Ramadan e questo ha influito nel lavoro fisicamente per quelle che sono le pratiche di digiuno ma hanno poi portato a un confronto molto interessante tra musulmani e non ma anche tra i diversi musulmani a Palermo che da sempre è stata palcoscenico di questi incontri».

Palermo e la Sicilia, storicamente terre d'accoglienza ma «il virus del razzismo e dell'ignoranza relativa e di tutto lo schifo che questo comporta è annidato nella nostra società contemporanea globalizzata e Palermo e la Sicilia non sono certo fuori da questa globalizzazione e dunque non si può abbassare la guardia in tal senso. Palermo è una città in cui la diversità è valore (non a caso abbiamo deciso di creare qui la nostra Babel crew) ma é il mondo che sembra andare in un'altra direzione. E Palermo è in questo mondo. Sta a noi. A ogni singola persona, perché "[..] in attesa che la cattiveria dell'uomo mangi se stessa, agli altri uomini, non resta che aiutarsi l'un l'altro"».

Al Pride in divisa, rischia il licenziamento

Domenica, 16 Luglio 2017 15:22 Pubblicato in Attualita'

Due provvedimenti disciplinari che comminati tra loro potrebbero valergli il licenziamento dal corpo nazionale dei vigili del fuoco. Questa la pena che il dipartimento nazionale dei VVFF ha previsto nei confronti di Costantino Saporito, il pompiere e rappresentante sindacale USB che lo scorso 10 giugno ha preso parte insieme ad alcuni colleghi e colleghe nel Roma Pride.

 

Riconoscendosi nello spirito costituzionale, antifascista e repubblicano del documento politico del Roma Pride il coordinamento “USB - Vigili del fuoco” ha deciso di prendere parte in maniera pubblica e riconoscibile alla parata dell'orgoglio LGBTQI per le strade capitoline ritenendo «fondamentale la partecipazione di un sindacato a una manifestazione come il Pride», afferma Saporito, unico ad essere colpito dal provvedimento. «Il Pride - continua - si basa sul riconoscimento dei diritti alla persona. Non si possono avere diritti sul luogo di lavoro se non si hanno i diritti della persona. Fare il soccorritore significa soccorrere tutti, senza badare se chi si soccorre è un uomo o una donna, di quale religione o orientamento sessuale sia».

 

Una decisione che non è stata accolta favorevolmente dal corpo secondo cui i manifestanti avrebbero «esposto la divisa del corpo nazionale dei vigili del fuoco al pubblico ludibrio». La pietra dello scandalo sarebbe, infatti, la divisa poiché la delegazione, una sessantina di persone in totale, oltre ad uno striscione riconducibile alla sigla sindacale con lo slogan “Le lotte uniscono quello che le ingiustizie vogliono separare”, indossava la divisa del corpo senza alcuna autorizzazione in contravvenzione con il comma 3 dell'articolo 8 dpr 64/2012 per cui «il personale è tenuto ad avere cura dell’uniforme di servizio, in quanto la stessa costituisce elemento di dotazione individuale che, in relazione alla natura dei compiti istituzionali e del contesto ambientale e/o temporale in cui il personale opera, è funzionale alla sicurezza dell’operatore ed assicura l’immediata riconoscibilità della qualifica rivestita».

 

«In realtà - replica - i vigili del fuoco non hanno una divisa ma dei DPI, dispositivi di protezione individuale. Per queste ragioni, non esiste un'autorizzazione da poter richiedere perché noi non siamo andati come corpo nazionale ma come organizzazione sindacale». Contrastanti già dalla sera stessa le reazioni tra i colleghi e le altre sigle sindacali. In sostegno di Saporito gli iscritti dell'USB hanno lanciato una campagna mediatica rivendicando la partecipazione all'evento «con gli hashtag #licenziatepureme e #iostoconcostantino sono pronti a raccogliere le adesioni e la solidarietà di quanti vogliono dire no all'inaudito attacco portato dai dirigenti del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco alla libertà di espressione e a quella di manifestare, sancite dalla Costituzione. Non si possono avere diritti sui luoghi di lavoro senza la libertà di manifestare».

Roma, si spengono i nasoni

Sabato, 08 Luglio 2017 11:04 Pubblicato in Attualita'

Er Sindaco Pianciani, er primo de Roma
Me mise a 'sto monno pe' da' l'acqua bòna
Dall'anni settanta der milleottocento
Resto e resisto, cor sole e cor vento
So' amato e invidiato, nun è certo un caso:
Co' tutti i romani ce sto naso a naso...
E voi che me dite: "Sei zozzo e sprecone"
Sciacquateve 'a bocca: io so' ER NASONE!

Er Bestia

(Poeti der Trullo)

 Trenta al giorno, dal 3 luglio per tutta l’estate. Questa la tabella di marcia messa a punto dalla giunta capitolina per la chiusura dei nasoni, le storiche fontanelle romane, per far fronte all'emergenza idrica e limitare gli sprechi. Accanto al provvedimento, che dovrebbe anche ridurre i prelievi idrici - fino a 1800 litri nel mese di luglio - dal Lago di Bracciano in forte sofferenza, e all'attività di ricerca dei prelievi abusivi e delle perdite occulte, la giunta cinquestelle ha inoltre presentato una mozione per prevedere una forma di pagamento nelle “Case dell’acqua” pubbliche.

Non senza polemiche la decisione presa dalla sindaca Raggi di concerto con Acea e il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti. Decisamente contraria la Croce Rossa romana che lancia un appello affinché si trovino misure alternative poiché rappresenterebbe un grande rischio per i circa 10 mila indigenti (migranti, senzatetto e rom in emergenza abitativa) che abitano a Roma, troppo spesso dimenticati dalle istituzioni e dall'opinione pubblica, per cui - soprattutto durante la stagione estiva - costituiscono l’unica fonte di approvvigionamento di acqua per svolgere funzioni quotidiane vitali: bere, ma anche cucinare, igienizzare alimenti o indumenti e lavarsi. «Aumenteremo - si legge in una nota - nelle uscite serali e notturne la fornitura di acqua per chi vive per strada. Ma non può essere questa una soluzione».

Per ricordare l’importanza dell’acqua e il diritto all'accesso alla stessa, riconosciuto dall’ONU con risoluzione 64/292 del 28/7/2010 come “diritto umano fondamentale”, l’Associazione 21luglio scenderà in piazza nuovamente con un’azione di Duran Adam davanti al Campidoglio venerdì 7 e sabato 8 per protestare in maniera silenziosa e simbolica contro l'attuazione del piano Acea. Mentre dal Codacons arrivano, attraverso il presidente Carlo Rienzi, minacce di esposto alla Procura della Repubblica contro il Comune per interruzione di pubblico servizio.

Dello stesso avviso Ecoitaliasolidale che reputa quella di Virginia Raggi una scelta che, accanto al danno di immagine vista la notorietà in tutto il mondo dei nasoni romani, potrebbe rivelarsi inconsistente se non addirittura controproducente per l’ambiente. I nasoni, infatti, «hanno una funzione di pulizia delle fognature e 350 di loro destinano l’acqua per innaffiamento, quando il problema più serio riguarda invece la dispersione, con picchi che toccano il 45% a Roma mentre le fontanelle diffondono appena l’1,1% dell’acqua messa in rete dall’Acea». 

Meno fontanelle pubbliche, più bottiglie di acqua minerale. L’equazione è ovvia quanto costosa - l’aumento della richiesta causerebbe, infatti, un innalzamento smisurato dei prezzi - e rischiosa per l’ambiente poiché comporterebbe un maggiore incremento di diffusione e smaltimento di bottiglie di plastica, che rappresentano grande inquinamento ambientale.  «Davvero una brutta pagina quella scritta in queste ore dall’amministrazione pentastellata al Governo di Roma» commenta la consigliera regionale di Art. 1, Movimento democratico e progressista, Marta Bonafoni. «Una brutta pagina - continua - scritta da chi, di fatto, ha scelto di non intervenire sull'emergenza idrica ma di avvalersi di una misura inefficace e dannosa. Inefficace perché la chiusura delle storiche fontanelle porterebbe a un risparmio idrico di appena l’1% di tutta l’acqua potabile che viene consumata in città; dannosa per gli effetti devastanti che avrà su una popolazione di circa 10 mila indigenti (e tra loro ci sono anche anziani, bambini e neonati), per i quali le fontanelle con acqua potabile rappresentano l’unica fonte di approvvigionamento per svolgere funzioni quotidiane vitali».


L’acqua insomma non più bene comune, in barba ad ogni esito referendario. Mentre si fa avanti da più parti l’ipotesi di installare dei rubinetti alle fontane capitoline, dal Campidoglio ricordano di aver «dato mandato all’Acea di intervenire sulle reti idriche che sono un colabrodo e che i romani non vedranno nessun aumento in bolletta poiché gli investimenti sono già integralmente coperti dalle tariffe. Saranno risparmiati dal piano di chiusura temporanea soltanto 85 nasoni, ossia tutte le fontanelle pubbliche usate dall’Asl e da Acea per i campionamenti necessari al controllo della potabilità dell’acqua erogata.  Ogni due o tre giorni, assicura la giunta di concerto con la presidenza di Acea, sarà effettuato un controllo per verificare i benefici della chiusura e delle riparazioni e per valutarne le successive riaperture.