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Gaia Stella Trischitta

Gaia Stella Trischitta

Nata nel 1987 a Messina, città verso la quale il senso di appartenenza e ammirazione è tale, da poter credere nel cambiamento. Laureata in Lettere moderne con una tesi in Letterature comparate su “Erzsébeth Bathory – La contessa sanguinaria come icona POP”.  Specializzata in metodi e linguaggi del giornalismo con una tesi in Etica dei media dal titolo “MADRE DEL DIVERSO – Pratica del materno e omosessualità”. Testarda come pochi, presuntuosa come troppi. Desiderosa di cambiare le cose, consapevole del fatto che, per farlo, il primo passo sia migliorare se stessi. Appassionata di De André, letteratura, arte, fotografia, vino rosso e tacchi alti … ma il momento in cui sento veramente i brividi sotto la pelle, è quando sono di fronte a un foglio bianco. 

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Dalla Sicilia la band che riporta in vita, con un’energia tutta nuova, le oniriche atmosfere degli psichedelici anni ’60. The trip takers, questo il nome della band che in ottobre ha lanciato il suo primo lavoro omonimo, rigorosamente in vinile, edito dall’etichetta toscana Area Pirata.

Un prodotto che fonde dimensioni musicali di evidente ispirazione beat, con sonorità che sfiorano e investono al contempo le influenze sixties anglo-californiane. Il risultato è un insieme coinvolgente ed equilibrato di atmosfere beat/garage ed intromissioni psichedeliche. L’uso di strumentazioni d’epoca e una tecnica di registrazione  volutamente lontana dal digitale e più incline agli effetti prodotti dall’analogico, danno vita a un prodotto finale che si discosta dalle produzioni contemporanee per dare vita ad atmosfere vintage incredibilmente autentiche.

 “The Trip Takers” parte dalle basi lasciate a metà anni ’60 da band come Beatles e Byrds, per regalare 6 brani dal sapore retrò e al contempo straordinariamente capace di attrarre e coinvolgere come un qualcosa di nuovo. Il suono è dilatato, avvolgente, grazie a una cura quasi maniacale nella tecnica di registrazione e missaggio.

Complici alla produzione di atmosfere al limite dell’onirico, il protagonismo di strumenti quali organo e sytar. Il risultato, una musicalità che ricorda i Beatles del periodo indiano, pur mantenendo una personalità che tiene lontana ogni idea di emulazione.

“I Trip Takers hanno la capacità di trasportarti in un mondo etereo e colorato. Di farti fare un ‘viaggio’, come promettono già con il loro nome, pur rimanendo fisicamente seduto sulla tua poltrona mentre ascolti il disco” dichiara il discografico Tiziano Rimonti, Area Pirata, che continua: “E’ questa, la loro capacità, assieme al fatto di avere un suono che si differenzia dalle altre band che abbiamo in scuderia, ad averci spinto a supportare il loro debutto vinilico”.

La band, già definita ‘rivelazione dell’anno’ dai blogger del settore, è impegnata nel tour di presentazione che porterà il suo sound anche in Europa. Ma non è tutto. Il gruppo ha infatti già le mani in pasta, o meglio, sugli strumenti, per la realizzazione di un nuovo album. Un continuum con quanto già prodotto, ma aperto a nuove sperimentazioni che immergeranno il beat garage del primo lavoro, in atmosfere in cui troveranno spazio le caldi sinuosità del rhythm’n blues.

C’è solo da dare una ripulita ai nostri giradischi.

GS Trischitta

buon ascolto!

https://areapiratarec.bandcamp.com/album/the-trip-takers

Emergenza abitativa. Pino propone le case famiglia

Venerdì, 27 Ottobre 2017 20:50 Pubblicato in Incitta'

“Se vogliono la guerra, avranno la guerra”. Questo lo sfogo di un membro del comitato “Bouganville Occupata” di Messina che oggi, 27 ottobre, ha occupato i locali del Comune per chiedere un incontro con l’Assessore alle politiche della casa Sebastiano Pino. Gli occupanti dello stabile, ex sede ANFASS, chiedono dal giugno scorso il riconoscimento del progetto di cohousing sociale che prevede la concessione in comodato d’uso dello stabile che attualmente ospita 6 famiglie in emergenza abitativa e 15 minori. Un progetto che unisce alla risoluzione di un’emergenza, una serie di interventi dedicati alla collettività, tra cui una ludoteca per bambini speciali, una libreria, una colonia felina, cineforum, cene sociali e altre attività.

Un rifiuto a un dialogo durato 4 mesi ha portato all’occupazione di oggi, durante la quale non sono mancati momenti di tensione, con aggressioni non solo verbali, complice il nervosismo e la disperazione di 6 famiglie che, citando fedelmente, “si sentono trattate come animali”.

La manifestazione si è conclusa nel momento in cui l’Assessore Pino ha accettato di incontrare i manifestanti, proponendo loro la soluzione delle case famiglia. Soluzione immediatamente rifiutata dal comitato, intenzionato a continuare la propria battaglia. Annunciata dunque una nuova manifestazione per lunedì 30 ottobre, sempre nei locali del Comune di Messina.

L’assessore Pino, raggiunto dai nostri microfoni, ha dichiarato come: “l’immobile è inserito all’interno della programmazione PON Metro (Programma Operativo Nazionale “Città Metropolitane 2014 – 2020”) per risolvere parte del problema abitativo. Di conseguenza – continua l’assessore – tra poco dovrà essere liberato perché a breve inizierà la progettazione”. Per quanto riguarda larichiesta di una casa, Pino specifica come l’assegnazione “segua delle graduatorie pubbliche che vengono gestite dal dipartimento delle politiche della casa. Il nuovo bando sarà pronto a breve, entro una decina di giorni. Non può passare il principio che, chi occupa, scavalca chi è in graduatoria. Il problema diventa quindi di natura sociale, e va quindi affrontato dal dipartimento alle politiche sociali che può risolvere la questione con gli strumenti che si hanno a disposizione. Che siano le case famiglia, o  strutture come ‘Casa Serena’. Tutto questo in attesa che arrivino i fondi PON Metro che prevedono soluzioni di tipo emergenziale. Soluzioni temporanee in attesa del passaggio in graduatoria e quindi all’assegnazione di alloggi popolari”. In merito alla richiesta del comitato ‘Bouganville Occupata’ dell’allaccio delle utenze, luce in particolar modo vista la presenza di un neonato prematuro, l’Assessore alle politiche della casa risponde: “non possiamo effettuare l’allaccio della luce perché la sede dell’ANFASS è stata sequestrata per la morte di un ragazzo dovuta proprio a folgorazione. Non è stata trovata la causa di questo incidente, quindi utilizzare l’impianto esistente risulta pericoloso. Se non prima si ha la perizia del CTU, non si può procedere. La stessa ANFASS, nonostante il dissequestro dello stabile, non ha accettato di tornare nella vecchia sede per non mettere in pericolo l’incolumità dei ragazzi”.

GS Trischitta

Angela Caponnetto: la reporter ‘a casa loro’

Sabato, 21 Ottobre 2017 22:37 Pubblicato in Attualita'

“Aiutiamoli a casa loro”, slogan da anni protagonista di un pingpong tra i diversi partiti, soggetto a diverse interpretazioni in base alla ‘bocca di provenienza’, è divenuto fonte di ispirazione per il reportage “Viaggio a casa loro” dell’inviata di RaiNews24 Angela Caponnetto. Con il supporto video del collega Andrea Vaccarella, Angela documenta nel vero senso del termine, e con quella fedeltà che rende meritato l’appellativo di giornalista, le condizioni di vita dei migranti ‘a casa loro’. Un viaggio nell’Africa subsahariana, quella da cui si va via, quella da cui si scappa. La casa da cui si scappa, con la speranza forse, un giorno, di poter tornare per cambiare le cose.

Noi de ilcarrettinodelleidee.com, siamo riusciti a contattare telefonicamente Angela Caponnetto per chiederle come si sta, effettivamente, a casa loro. Ma non solo. Ci si chiede cosa resti dentro chi quei posti li documenta, dopo averli vissuti.

Parliamo di migranti...di chi va via dalla propria casa. Quella casa in cui si sostiene si debbano aiutare… ma dov’è casa loro? C’è una “casa loro”?

“Casa loro” è dove si nasce. Ognuno dovrebbe vedere dove nascono le persone e perché se ne vanno. Così come noi ce ne andavamo via da casa nostra quando, ai tempi, i nostri avi si pigliavano la valigia e scappavano.

Ma casa propria è anche dove c’è qualcuno che ha rispetto per la tua vita e per la tua dignità… E questo purtroppo in alcuni posti non succede, per cui non posso immaginare che ci sia gente che consideri ‘casa’ il posto in cui viene perseguita e uccisa.

La casa è dove si nasce. Per chi ce l’ha, poi, questa casa... Una casa che poi non viene rispettata. Violentata tutti i giorni o dalla guerra o dalla fame, che comunque è una guerra. Chi combatte la fame combatte una guerra, anche se in modo diverso. I posti che ho visitato io, sono posti dove non c’è guerra. Il Senegal diciamo che è uno dei paesi in via di sviluppo rispetto ad altri… Ma se quella è la via di sviluppo, non oso immaginare che cosa può essere il Congo, il Burkina Faso o altri paesi dell’Africa che sono ancora più sottosviluppati del Senegal. Io lì ho visto la povertà nera. Da lì si parte perché si cerca di sopravvivere… in qualche modo.

Da qualche tempo i numeri di arrivo e di sbarchi sono pressoché irrisori da noi. Dove finisce tutta questa gente che comunque fugge dalla fame, dalla paura, dalla guerra e dalla violenza... Comunque fugge. Dov’è bloccata? Dove si ferma?

Da una parte è bloccata da quelli che vengono dall’Iraq, dalla Siria, dalla parte dell’Est del mondo. Sono fermi in Turchia per gli accordi fatti con la Turchia; non partono più da lì. Ma ci sono tanti profughi richiedenti asilo. Dall’altra parte, molti africani, come sappiamo, sono bloccati in Libia. Io lì non ci sono stata, quindi parlo per riferito. Mi riferiscono di luoghi di detenzione strapieni, stracolmi di persone. E persone non soltanto che continuano a partire adesso, ma anche persone partite anni fa. Altri mi dicono che molti sono già finiti nelle fosse comuni.

Negli altri paesi che hai visitato c’è un’ idea di ripresa, di futuro? C’è rispetto per donne, bambini e fasce deboli?

Dove sono stata io, i paesi sono a percentuale musulmana: 92% musulmani, 6% cristiani, 2% animisti. Ma convivono in maniera assolutamente tranquilla e civile. Non ci sono donne velate, se non in pochi casi. Per la maggior parte sono donne che lasciano liberi il viso e i capelli. Quindi c’è una forma di islamismo molto moderato. C’è rispetto per la donna, mi sembra di sì. Ci sono molti più uomini. Il problema dei bambini è quello che mi ha lasciato abbastanza interdetta. Ci sono tanti bambini per strada in condizioni abbastanza precarie: con scarsa igiene, scalzi, stracciati… Arrivano nel fango, giocano in mezzo all’immondizia. Manca, secondo me, un’ educazione alla sanità, a quello che può essere l’educazione igienico-sanitaria. Da un punto di vista della possibilità di sviluppo, ci sarebbe la possibilità di sviluppo, ci sono molte associazioni che cercano di aprire loro gli occhi. Ma molti, nell’attesa, dicono “sai che c’è? Io parto. Se poi questo progetto non va avanti? Io comunque parto…”.

Qual è l’idea che hanno della nostra terra?

Molti la immaginano una Eldorado che non è. Altri sanno perfettamente quello che succede, perché ci sono quelli che comunque guardano la televisione, si informano sui social, guardano i giornali online. Molti mi hanno detto che sanno che in Europa non è facile, che molti sono chiusi in centri di accoglienza. Ma mi hanno detto “guarda però qual è la nostra terra… Guarda da noi com’è la situazione, quindi l’Europa per noi è comunque un passo avanti, rispetto alla povertà assoluta”.

Cos’è che ti ha fatto veramente male, Angela?

I bambini, gli occhi dei bambini. Il sorriso. Il sorriso dei bambini quando gli davo un pacco di biscotti e se lo mettevano tutto in bocca. Quattromila biscotti in bocca tanto che non riuscivano a ingoiarli tutti insieme. Le urla di gioia per un pacco di biscotti. E poi mi ha fatto malissimo la mamma che dà in braccio una bambina di circa un anno al mio cameraman e gli dice: “portatela via”. Gliela voleva regalare… Io ho pianto lacrime di sangue per giorni interi. Alla fine del viaggio mi sono sfogata sulla spalla di una signora dell’associazione perché quello che si vede… viverlo…

Se tu dovessi essere non la giornalista, ma la donna che parla in un talk show. In poche parole, cosa vorresti dire alla comunità italiana rispetto a quello che tu hai visto? Qual è il monito che tu daresti agli italiani?

Te lo dico non da giornalista, ma di pancia: lo dico con un detto senegalese che vuol dire “pensate di guardare loro come se foste voi”. Oggi siamo nati qua. Domani, in un’altra vita, potremmo nascere là. Quindi guardate loro come se fosse uno specchio, anche se il colore della pelle è diverso.

GS Trischitta