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Gaia Stella Trischitta

Gaia Stella Trischitta

Nata nel 1987 a Messina, città verso la quale il senso di appartenenza e ammirazione è tale, da poter credere nel cambiamento. Laureata in Lettere moderne con una tesi in Letterature comparate su “Erzsébeth Bathory – La contessa sanguinaria come icona POP”.  Specializzata in metodi e linguaggi del giornalismo con una tesi in Etica dei media dal titolo “MADRE DEL DIVERSO – Pratica del materno e omosessualità”. Testarda come pochi, presuntuosa come troppi. Desiderosa di cambiare le cose, consapevole del fatto che, per farlo, il primo passo sia migliorare se stessi. Appassionata di De André, letteratura, arte, fotografia, vino rosso e tacchi alti … ma il momento in cui sento veramente i brividi sotto la pelle, è quando sono di fronte a un foglio bianco. 

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Caravaggio e Messina: realta' inscindibili

Mercoledì, 28 Febbraio 2018 17:46 Pubblicato in Cultura

La complessità della vita di Michelangelo Merisi da Caravaggio è pari solo a quella della sua personalità. Un pittore il cui percorso artistico può dirsi influenzato e forgiato da incontri, personalità e luoghi senza i quali la storia dell’arte post manierismo non sarebbe stata la stessa. E tra queste personalità, tra questi luoghi così determinanti, uno spazio troppo spesso negato va restituito alla Sicilia e, in particolare, a Messina.

Questa la base della polemica recentemente scatenatasi attorno al film documentario “Caravaggio - L'anima e il sangue” di Jesus Garces Lambert, che ignora un periodo non solo ampliamente documentato da fonti private, archivistiche e artistiche, ma assolutamente determinante per la formazione del pittore e del conseguente ‘caravaggismo’.

Grazie alla collaborazione con la storica dell’arte dott.ssa Valentina Certo, autrice del libro “Caravaggio a Messina. Storia e arte di un pittore dal cervello stravolto” edito da Giambra, abbiamo cercato di ricostruire il periodo siciliano e nello specifico messinese dell’artista. “Il rapporto tra Messina e Caravaggio – ci spiega la Certo - è un rapporto intenso, riccamente documentato. Abbiamo a disposizione fonti biografiche e archivistiche, gli inventari dei collezionisti che vantavano all’interno delle loro raccolte opere dell’artista”.

Un artista la cui esperienza siciliana va oltre l’influenza. La ‘sicilianità’ è un carattere inscindibile dalla personalità caravaggesca, tanto da poter definire il pittore come figlio artistico della Sicilia. Quella stessa Sicilia da cui proveniva il primo maestro di Caravaggio, il nasitano Carli, presso la cui bottega a Roma, il giovane Michelangelo Merisi iniziava a conoscere le meraviglie e i tormenti di un’arte che doveva ‘imitar bene le cose naturali’.

Concentrandoci sulla Sicilia, si può affermare che un arrivo quasi ‘obbligato’ per sfuggire alla prigionia porterà a un periodo dalla produzione vastissima, ampliamente documentata. L’espulsione dall’ordine dei Cavalieri di Malta, la prigionia, la fuga e la conseguente condanna a morte, arricchiscono il sapore romanzesco della storia del pittore, ma fanno anche comprendere quanto la sua arte sia stata apprezzata dalle personalità più influenti della Messina seicentesca. Nonostante sul Merisi pendesse una condanna che autorizzava chiunque lo incontrasse ad ucciderlo, vi è testimonianza di numerose commissioni da parte di personalità eccellenti. Personalità dalle quali, oltre alle commissioni, il Caravaggio ottenne ciò di cui aveva più bisogno: protezione. Messinese è infatti uno dei suoi primi benefattori, il cardinale Rebiba, di San Marco d’Alunzio.

Prima di Messina, è bene menzionare l’esperienza siracusana. Lasciandoci guidare dalla dott.ssa Certo, apprendiamo come “a Siracusa il soggiorno fu cruciale per Caravaggio, nonostante la sua permanenza sia durata solo un mese, intorno al dicembre 1608. Qui incontrerà l’amico Mario Minniti, lo storico siracusano Mirabella, autore de ‘Le piante delle antiche siracuse’. Mirabella racconta in prima persona di aver incontrato Caravaggio e di avergli mostrato le latomie siracusane: le stesse che ritroviamo nel ‘Seppellimento di santa Lucia’. Questo perché Caravaggio dipingeva quello che vedeva”. La Sicilia si riconferma dunque come luogo di protezione, di lavoro intenso ma anche di ispirazione. Non solo per i luoghi visitati, ma anche per le personalità incontrate. Continua la Certo: “lo stesso Mirabella intratteneva un rapporto epistolare con Galileo Galilei, e Caravaggio era un uomo molto attento alla rivoluzione di Galilei, Giordano Bruno, Campanella, perché era una rivoluzione del reale. E lui era interessato alla rappresentazione visiva del reale. Poteva seguire la Controriforma cattolica e dipingere secondo i dettami del Borromeo. Ma non l’ha fatto”.

Tornando a Messina e alle commissioni, il Caravaggio si imbatté in una realtà dall’eccezionale vitalità artistico culturale. Ci ricorda Valentina Certo come Messina fosse “una città ricchissima nella quale l’affluenza di artisti venuti da fuori non costituiva novità. C’erano stati in precedenza gli allievi di Michelangelo, il Montorsoli. L’allievo di Raffaello, Polidoro Caldara. Era una città vivissima, sede della zecca, dell’Università. La falce del porto era un punto cruciale del commercio. Da lì si partiva per le guerre, per le crociate”.

Ed è vicino a quel porto che si ergeva la chiesa di san Pietro e Paolo dei Pisani, dove Caravaggio ha dipinto la ‘Resurrezione di Lazzaro’, commissionata dalla famiglia genovese de’ Lazzari, e per la quale il pittore ottenne dall’attiguo ospedale gestito dai ‘frati della buona morte’ un cadavere da utilizzare come modello per l’opera. Un gesto che conferma l’amore per il ‘vero’ e il naturale, ma che costerà alla tela una cattiva accoglienza da parte dei fedeli, per poter incontrare il giusto riconoscimento solo a partire dal 1700.

“La seconda committenza – ci informa la Certo - è stata dello stesso Senato di Messina, che gli commissionò l’ ‘Adorazione dei pastori’, opera poi donata alla chiesa dei Cappuccini, situata fuori dalle mura della città e oggetto di lasciti importanti da parte delle migliori famiglie messinesi. E’ importante – sottolinea l’esperta – considerare la situazione del Merisi: un fuggiasco e condannato a morte che riceve una commissione da parte del Senato! Pensiamo all’importanza che l’artista doveva ricoprire per la città”.

Un’altra opera dipinta a Messina sarebbe il “Ritratto di Cavaliere di Malta”, rappresentante il cavaliere Antonio Martelli e attualmente alla Galleria Palatina di Firenze. “La presenza del cavaliere – ci informa la dott.ssa Certo - è documentata a Messina nello stesso periodo in cui è documentato Caravaggio. E lo stesso a Malta. Quindi i due si conoscevano bene. Sicuramente è stato un benefattore e non è escluso sia stato ritratto proprio nella chiesa dei Cavalieri nel Palazzo, attiguo alla chiesa dei cavalieri di Malta a Messina”.

Altre opere commissionate a Messina sarebbero veramente tante, ma l’unico documento, ricordato da Saccà, è una nota del giugno 1609 di Nicolò Di Giacomo, rinvenuta nell’archivio della baronessa Arau: “ho dato la commissione al sig. Michiel Angiolo Morigi di Caravaggio di farmi le seguenti quatri: quattro storie della passione di Gesù Cristo […] dalli quali ne finì uno che rappresenta Christo colla croce in spalla, la Vergine addolorata e dui manigoldi uno sona la tromba […] e l’altri tre s’obligò il pittore porarmeli nel mese di agosto […] da questo pittore che ha il cervello stravolto”. “Da questa descrizione – ci racconta la Certo -ho tratto ispirazione per il titolo del mio lavoro editoriale”.

Alla luce di una ricostruzione come la nostra, che non vuole fare ‘scuola’, ma semplicemente informare, risulta quantomeno improbabile pensare di raccontare la storia del pittore dal cervello sconvolto eliminandone la parte relativa alla sua esperienza nella Messina del cinquecento. Un’esperienza dalla portata tale da produrre una vera e propria ‘scuola’. Una corrente, quella del caravaggismo, che conta numerosi simpatizzanti o veri e propri emulatori. Un nome su tutti, Alonso Rodriguez che, secondo quanto espresso dall’esperta Valentina Certo, è da considerarsi “colui che ha ricevuto meglio la lezione del maestro. L’adesione del Rodriguez al caravaggismo è molto sensibile. Non è un’adesione di ‘maniera’, ma quasi sentimentale”. O ancora Mario Minniti, che conobbe personalmente il Merisi fino a poter affermare che “il periodo messinese del Minniti è stato anche quello più caravaggesco. Quando si è spostato a Siracusa la pittura è andata infatti scemando verso un tardo manierismo”. Si potrebbe continuare con il giovane Suppa, primo restauratore del maestro, descritto come un giovane pittore che passava il proprio tempo a ricopiare la “Resurrezione di Lazzaro”, fino a diventarne il restauratore.

Caravaggio, figlio e compagno di una Sicilia, di una Messina, che è stata madre e protettrice. Destinataria di opere eterne. Alfa e omega di una personalità tanto indefinita quanto eccellente. “La sua presenza a Messina – conclude la Certo - E’ un fatto storico. Né più né meno. Cancellare Messina dalla vita di Caravaggio è un peccato storico”.

GS Trischitta

 

Messina presente per combattere lo sfruttamento e il razzismo. Sabato 24 febbraio, una delegazione messinese del Fronte Popolare Autorganizzato- SI Cobas (Sindacato intercategoriale lavoratori autorganizzati), ha partecipato al corteo nazionale tenutosi a Roma.

Un gruppo compatto, accomunato dalla lotta con una quotidianità fatta di emergenza abitativa, sfruttamento, precarietà e umiliazione. “Soprattutto per la nostra delegazione di disoccupati questo corteo è stato incoraggiante - dichiara Valentina Roberto, Si Cobas - dal momento che nella nostra realtà messinese, dove la lotta da secoli è stata estinta a suon di violenze soprattutto psicologiche, ricatti, favoritismi e clientele, coloro che sono senza lavoro pur di portare un po’ di pane a casa, sono disposti ad accettare qualunque forma di sfruttamento”.

Una realtà ben nota a una città che vive di lavori stagionali, sottopagati e al limite dello sfruttamento. Un mondo lavorativo in cui il nero è il colore imperante, e non solo nelle divise. Un livello di occupazione che, tra favoritismi e clientelismi, si nutre di promesse di voti e precarietà costante. Continua la Roberto: “Certamente aver ascoltato le testimonianze di lotta dei facchini, dei lavoratori della logistica, che con i loro scioperi sono riusciti a rivendicare il pieno ottenimento non solo della tredicesima ma anche della quindicesima, aprirà in ogni messinese, che ha udito queste parole, spiragli di riscatto”.

Ma non si marcia solo contro lo sfruttamento. Si lotta anche contro un fenomeno che è spesso ad esso coniugato. Contro quel razzismo che, in uno dei momenti più penosi della crisi economica, diviene conseguenza di una lotta tra poveri. Un fenomeno in cui si tenta di azzerare i diritti sociali e a scudo delle menzogne e dei pochi ricchi sempre più ricchi, si diffonde la tendenza in ogni povero oppresso a scaricare la responsabilità di ogni male all’immigrato.

Sono invece proprio i lavoratori stranieri, i ‘marucchini’ come si direbbe qui, i ‘niri’, a darci lezioni di vita e a insegnarci come riprendere in mano i nostri diritti. E sono sempre loro che mostrano a chi è militante da generazioni, la concretezza e la tangibilità dell’antifascismo. Un antifascismo che spiazza squadristi crumiri e civilissimi padroni, che riporta all’ordine del giorno un tema che viene immediatamente compreso da chiunque: la dignità della vita”.

“Sicuramente – conclude Valentina Roberto - la conclusione di un corteo meticcio e pieno di rivendicazioni di diritti sociali, vicino all’altare della Patria, è una ferita al cuore per le nuove destre che vorrebbero una forza lavoro straniera silenziosa e accondiscendente, da schiavizzare e segregare in ghetti razziali e alla quale scaricare all’occorrenza i mali del mondo e il conseguente odio dei poveri autoctoni. Uno schiaffo insomma a quell'orgoglio ipocrita nazionalista che le caratterizza. Non possiamo perciò che ringraziare i nostri compagni per averci insegnato tanto in questa giornata di lotta e lavorare ancora più determinati e carichi, affinché nei nostri territori possano tornare autunni caldi di vertenze vittoriose e si possa realizzare, alla vigilia delle elezioni politiche, il rafforzamento di un fronte popolare anticapitalista, che rifiuti categoricamente l’intermediazione clientelare delle Istituzioni che rende i cittadini merce di scambio, aumentando la passività con la logica della delega. Il nostro lavoro è quotidiano ed incessante, volto ad attivare i processi di lotta e di solidarietà a partire dalla propria comunità locale. Abbiamo impresse nelle nostre teste le parole urlate a gran voce nel corteo “Se toccano uno, toccano tutti!”.

Che queste parole siano il motto regnante da applicare ad ogni battaglia messinese.

GS Trischitta

Casa Paradiso: l’Unione Inquilini ci ha solo abbandonati

Giovedì, 22 Febbraio 2018 21:13 Pubblicato in Incitta'

Una vittoria dai meriti impropri. Così si può riassumere la vicenda che vede coinvolta Casa Paradiso, la ex scuola Pietro Donati di Paradiso (Messina) dal 2013 occupata da famiglie in emergenza abitativa.

L’approvazione della delibera che, giorno 20 febbraio, ha concesso agli abitanti di Casa Paradiso l’utilizzo della struttura in comodato d’uso temporaneo, costituisce sicuramente una vittoria i cui meriti, secondo quanto affermato dalla maggioranza degli occupanti, non sarebbero stati assegnati correttamente. All’indomani dalla votazione della Giunta Comunale infatti, alcune dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti del sindacato Unione Inquilini hanno immediatamente scatenato la reazione degli occupanti.

Nello specifico, si contesta il fatto che il sindacato si sia arrogato i meriti di una battaglia che, nei fatti, non è stata combattuta. Per lo meno dall’Unione Inquilini. “Per quattro anni tante parole, ma nessun fatto. Ci siamo sentiti letteralmente abbandonati. Da più di un anno e mezzo non fanno che ignorarci” queste le parole di Paola (nome di fantasia, ndr), madre di famiglia che occupa la struttura da quel lontano 2013 che ha trasformato un edificio abbandonato e dalle critiche condizioni igienico sanitarie, in una ‘casa’ che ad oggi ospita 4 famiglie. “L’Unione Inquilini è stata presente solo all’atto dell’occupazione. Da allora, nulla di concreto. Hanno millantato la partecipazione a una battaglia che dura da quattro anni, ma che abbiamo combattuto da soli. Dopo l’episodio della scuola Ugo Foscolo, l’Unione Inquilini avrebbe dovuto portare avanti la nostra vertenza. Nei fatti, non è cambiato nulla”.

Affermazioni forti, spinte dall’energia che permette a queste famiglie di combattere da anni contro condizioni al limite della sopravvivenza. Nuclei di 3 persone ridotti a vivere in una stanza con un solo letto matrimoniale. Ragazze che hanno vissuto la propria adolescenza tra infezioni urinarie e l’assoluta mancanza di riservatezza. Quattro famiglie che hanno dovuto condividere due soli bagni. Bambini cresciuti senza conoscere il ristoro di un sonno senza incubi. A questo si può aggiungere la storia di Francesco (nome di fantasia, ndr) che, uscito da un coma a seguito di un incidente stradale, avrebbe dovuto vivere la propria convalescenza in un ambiente sterile. Pesanti le parole della madre: “ i medici non hanno fatto che raccomandare l’importanza di vivere in ambienti sterilizzati. Non ho fatto altro che sollecitare e chiedere aiuto all’Unione Inquilini affinché si avesse un minimo di riguardo nei confronti di mio figlio. Erano a conoscenza delle condizioni di Francesco, ma non hanno fatto nulla. Telefonate, messaggi. Mai una risposta. Mi sono sentita letteralmente abbandonata. Adesso non possono prendersi meriti che non gli appartengono”.

A qualcuno però vanno i meriti di una battaglia che fa parte di una guerra ancora in corso. Le stesse persone che accusano l’Unione Inquilini di millantare una lotta mai combattuta, tengono a sottolineare quanto sia stato determinante l’intervento di Valentina Roberto, rappresentante Si.Cobas (Sindacato Intercategoriale Lavoratori Autorganizzati) e parte attiva del Fronte Popolare Autorganizzato nel sostegno all’emergenza abitativa. “Valentina – continua un occupante – ha fatto in 4 mesi ciò che l’Unione Inquilini non ha fatto in 4 anni. Se dobbiamo ringraziare qualcuno, se deve esserci qualcuno che deve avere i meriti di questo traguardo, quel qualcuno è lei”.

Casa Paradiso intanto freme per un obiettivo raggiunto: il restauro dello stabile e il raggiungimento di quella dignità per tanti anni dimostrata, ma per troppi anni negata.

Presto nuovi aggiornamenti.

GS Trischitta