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IL CRISTO DI CRISTICCHI E LA SUA BUONA NOVELLA In evidenza

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Il coraggio è stato premiato. Straordinario successo per lo spettacolo di Simone Cristicchi ‘La buona novella’ che ha visto letteralmente esplodere il Teatro Vittorio Emanuele per una tre giorni di continui ‘sold out’. Dal 6 all’ 8 maggio, il teatro di Messina ha goduto di uno straordinario Cristicchi che, con il coraggio proprio dei grandi umili, ha raccontato quello che può essere definito uno dei ‘concept album’ più significativi della musica italiana: ‘La buona novella’, di Fabrizio de Andrè.

Un’opera, quella di Faber, dall’impatto tanto forte quanto sconvolgente, che trasforma in note e parole la storia di Gesù Cristo, da un punto di vista che esula dalla sacralità per concentrarsi sull’umano. Sulla scia dei Vangeli Apocrifi, le vicende della Sacra Famiglia vengono raccontate per episodi dai quali emergono persone in carne ed ossa. Gesù è un uomo che cresce e vive come i tanti ultimi della storia. Maria è una donna che dalla prima infanzia fino al pianto sotto la croce perde l’alone di sacralità per condividere le sofferenze e le sensazioni proprie di tutti gli uomini. Faber dà spazio agli ‘esclusi’. Parlano le madri dei ladroni che piangono i figli in croce, parla Tito, il ladrone ‘buono’ che con irriverenza e razionalità smonta ogni comandamento nel suo ‘Il testamento di Tito’.

Un’opera da ascoltare con attenzione, non senza difficoltà, che Cristicchi è riuscito a rendere fruibile senza mai banalizzare i contenuti. I brani scelti, presentati con precisione e senza troppi giri di parole, hanno goduto di introduzioni chiare che non ne hanno intaccato la profondità.

Cristicchi ha dimostrato non solo una sensibilità già ampiamente percepibile dalla sua discografia, ma anche grande coraggio. Portare nei teatri un’opera ‘di nicchia’, tra le più complesse della produzione di Faber, per regalarla agli appassionati e renderlo fruibile ai nuovi ascoltatori è un’impresa che può considerarsi anche azzardata. Il successo di Messina ha dimostrato come anche ciò che è culturalmente ‘ai margini’, ciò che nasce dalla ricerca e dall’indagine, pur essendo tacciato come ‘azzardato’, possa destare curiosità e tramutarsi in successo.

La collaborazione con i cori scolastici degli istituti Maurolico e Verona Trento di Messina, uniti al coro giovanile ‘I Mirabili’ diretto da Dario Pino, ha costituito non solo un valore aggiunto a livello artistico, ma anche sociale. L’accostare i giovanissimi a una produzione del 1970, che racconta la religione da un punto di vista umano, desacralizzando, se non ‘smontando’, alcuni contenuti delle Sacre Scritture prendendo come riferimento i Vangeli Apocrifi, dimostra anche la volontà di sensibilizzare nuove e vecchie generazioni verso la curiosità e l’indagine. Un invito a non cedere a una cultura imposta, senza intraprendenza e ricerca personale.

Non è mancato neanche il tentativo, perfettamente riuscito, di calare il tutto all’interno della quotidianità, con un monologo che ha preceduto l’esecuzione orchestrale in cui un Cristicchi ha interpretato un Gesù moderno che, dopo 2016 anni, giunge in Italia da clandestino. Il Gesù di Cristicchi, tra gli ultimi e come gli ultimi, dopo un viaggio per lui millenario arriva su un barcone, tra i pochi fortunati superstiti. Non mancano osservazioni ad effetto, miste a battute che scatenano il riso, ma anche molta riflessione. E’ un Cristo-Cristicchi che si stupisce davanti a una tecnologia divenuta nuovo Dio, che si rattrista davanti all’infinito elenco di nuove chiese e credenze diramate nel tempo dalla Chiesa Cattolica. E ancora le commoventi e pietrificanti invettive contro chi semina il terrore in nome di Dio.

Una rappresentazione completa, affascinante, arricchita dagli arrangiamenti, mirabilmente eseguiti dall'orchestra del Teatro vittorio Emanuele, del maestro e direttore d’orchestra Valter Sivilotti, rivelatosi capace di arrangiare senza denaturalizzare, creando un’atmosfera coinvolgente ma mai invasiva.

Una ‘Buona novella’ calata nel quotidiano insomma. Forte, d’impatto, che spinge prepotentemente alla riflessione senza pretese di superiorità o atteggiamenti profetici.

GS Trischitta

Gaia Stella Trischitta

Nata nel 1987 a Messina, città verso la quale il senso di appartenenza e ammirazione è tale, da poter credere nel cambiamento. Laureata in Lettere moderne con una tesi in Letterature comparate su “Erzsébeth Bathory – La contessa sanguinaria come icona POP”.  Specializzata in metodi e linguaggi del giornalismo con una tesi in Etica dei media dal titolo “MADRE DEL DIVERSO – Pratica del materno e omosessualità”. Testarda come pochi, presuntuosa come troppi. Desiderosa di cambiare le cose, consapevole del fatto che, per farlo, il primo passo sia migliorare se stessi. Appassionata di De André, letteratura, arte, fotografia, vino rosso e tacchi alti … ma il momento in cui sento veramente i brividi sotto la pelle, è quando sono di fronte a un foglio bianco. 

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