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Roma, Stato sociale e Costituzione al convegno Italia 2017, aspetti e problemi In evidenza

  • Confronto programmatico fra i movimenti democratici e progressisti sul Welfare State
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L’attuazione dello Stato sociale come previsto dalla Costituzione italiana è il tema principale evidenziato ed affrontato durante il convegno “Italia 2017, aspetti e problemi” svoltosi a Roma, giorno 6 maggio dai movimenti democratici e progressisti nazionali. La location è la Fondazione Basso, nei pressi del Senato, Palazzo Madama, particolarmente attiva come centro internazionale di documentazione e ricerca, di formazione e promozione culturale sulla società contemporanea con argomenti quali diritti umani, dei popoli, della persona, storia, diritto, antropologia, filosofia, economia, sociologia, bioetica, ambiente, risorse energetiche e tecnologie digitali. Fra i relatori Rosa Fioravante, l’on. Valdo Spini, Paolo Borioni, Andrea Ciarini, Tommaso Brollo.

L’approfondimento è lo studio sui diversi modelli storici e contemporanei di welfare, da quello socialista all’idea socialdemocratica di tipo nordico. La base è comunque già presente all’interno della stessa Costituzione Italiana nella visione dello Stato sociale, una forma di sistema giuridico ed economico che si interpone fra l’approccio di stato socialista e lo stato liberale. I diritti sociali in primis quindi, oltre i diritti civili e politici, dal lavoro alla sanità, all’istruzione etc. Di fondamentale importanza quindi l’osservazione del rapporto fra capitale e lavoro, nelle misure in cui le libertà economiche non possono e non devono incidere sulle parti cogenti dei diritti del lavoro e dei lavoratori, come nell’articolo 3 della Costituzione: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Storicamente, le forze liberiste e di centrodestra inquadrano il Welfare State come un peso, un costo per i sistemi economici. Impostazione smentita di fatto nell’osservazione degli stati sociali di natura socialdemocratica dei paesi nordici e della Finlandia, dove ad esempio gli ostacoli allo sviluppo e alla competitività non dipendo dalla presenza significativa del welfare. Al contrario, invece, Il Welfare State viene visto come valore aggiunto, come investimento per il lavoro e per l’occupazione, assumendo anzi un ruolo strategico per la crescita e lo sviluppo economico. I servizi dunque offrono ricadute occupazionali positive, contribuendo alla creazione di offerta di lavoro, valorizzando, oltre l’attenzione all’export, la domanda interna, innescando quei cicli economici di crescita ed invertendo la visione di welfare come mero costo economico e debito a carico dello Stato come suggerito dallo stato liberale classico.

Gli accorgimenti vanno quindi dalla promozione migliore della domanda di lavoro, la difesa dell’articolo 18, l’assicurare i due redditi per famiglia dell’uomo e della donna, tutelando la posizione di quest’ultima verso le pari opportunità. I servizi, le protezioni sociali (come da articolo 36 della Costituzione, secondo il quale “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”) e la sperimentazione del reddito minimo d’inserimento in contrasto alla povertà.

Quest’ultimo punto prevede una prova, un’osservazione sul comportamento dei lavoratori e su quanto siano attivi nel mercato del lavoro una volta in possesso di un reddito di base; l’esempio prevede un campione di 2000 persone con un reddito minimo di 550 €. Negli altri paesi dell’Unione Europea, il reddito minimo d’inserimento viene maturato come una forma di integrazione al reddito, un complemento nei casi di redditi sotto la soglia di povertà. Un arricchimento alle scienze sociali e all’indagine sui fenomeni sociali.

Le fondamenta ed i valori dello Stato sociale vengono individuati anche nella storia economica fiorentina del ‘300. Uno stato embrionale di tutela del lavoro e dell’istruzione nelle corporazioni medievali di Firenze (patto sociale), l’istituzione di scuole pubbliche in età preindustriale e la responsabilità dell’educazione pubblica ed universale che va oltre il privato. Un sistema di previdenza in una repubblica cristiana durante l’età preilluminista nel mantenere i dislivelli di povertà mediamente stabili, in controtendenza all’impatto iniziale dell’era industriale, facendo intuire una visione pratica primordiale di welfare.

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