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In Bici per condividere un sogno In evidenza

  • Elena e Daniele, in Asia centrale con la bici
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Daniele e Elena Daniele e Elena

Si sono conosciuti a Bologna sei anni fa grazie ad amici in comune. Da allora stanno insieme e convivono. Non solo. Hanno deciso di condividere un progetto davvero tosto.

Sono Daniele Giannotta (1982, Musicologo, operatore culturale ed artista) ed Elena Stefanin (1984, laureata in Scienze Politiche, Relazioni internazionali e Diritti Umani) che, a maggio prossimo, raggiungeranno ed esploreranno in bicicletta l’Asia centrale. http://itcycloscope.weebly.com/.

Obiettivo: realizzare documentari“ L’idea – spiega Daniele –  nasce nel giugno 2013 durante la mia parentesi lavorativa ad Amsterdam. Da aprile a settembre 2013 ho vissuto in un posto magnifico, il Kwikfiets: un luogo a metà tra un’officina di riparazione bici, un museo della bicicletta ed un club di appassionati. E’ stato in questo contesto che ho realmente compreso il senso di appagamento che la bici, un meraviglioso veicolo di civilizzazione, regala. Ne ho parlato con Elena. Lei è stata subito entusiasta”.

La sua compagna lavorava in un call center, da cui si è dimessa.  “Mi sono laureata – fa sapere la ragazza – ma sapevo che avrei trovato lavoro solo in un altro call center. Quindi sarei tornata a stressarmi per otto- nove al giorno, a sentirmi svuotata di ogni energia per fare cose interessanti a fine giornata. Daniele mi ha parlato del viaggio. E subito ci siamo detti: Ora o mai più

“All’ inizio – continua Daniele –  abbiamo pensato all’Africa occidentale, che è una passione per entrambi, ma soprattutto per Elena. Poi ci siamo resi conto che sarebbe potuta risultare una scelta un po’ estrema. Abbiamo cominciato a considerare l’Asia centrale. Ci sembrava la via più tranquilla. Così abbiamo tracciato un itinerario approssimativo, che toccasse i luoghi per noi più affascinanti. Su tutti il Lago Aral. Poi è arrivata l’idea del reportage. La mappa dei luoghi che visiteremo non è ancora definitiva.

A chi vi siete ispirati per il vostro progetto?

A nessuno di preciso. Willem Scholte, il proprietario del Kwikfiets, ha avuto una forte influenza sul nostro modo di concepire la vita, ma non possiamo dire che l’ispirazione sia venuta da lui. L’idea è nata dentro di noi, come il risveglio di un sogno troppo a lungo sopito. Poi, sulla rete, siamo entrati in contatto con molti avventurieri di tutte le nazionalità. I loro blog ci hanno influenzato positivamente. Potete trovarne alcuni tra i nostri links.

Come vi state organizzando?

Stiamo lavorando duramente, praticamente a tempo pieno. Non abbiamo una netta suddivisione dei compiti, entrambi facciamo un pò di tutto. La stesura degli articoli preliminari ai reportage richiede una certa dedizione. Un approfondito studio delle fonti è necessario per non incorrere in errori grossolani. Poi ci sono: la ricerca degli sponsor, il calcolo dei costi, la ricerca di contatti utili sui luoghi che attraverseremo, la promozione dell’iniziativa e gli aspetti tecnici. Questi ultimi sono alquanto complessi.

Perché?

Non vogliamo accontentarci di una raccolta dati tradizionale. Stiamo studiando un sistema che abbiamo denominato “campionamento automatico del paesaggio”.

Come state vivendo i mesi di preparazione?

Con entusiasmo sempre crescente, lavorando e risparmiando il più possibile.

Partirete a maggio, giusto?

Il piano è questo. Partiremmo anche prima, se riuscissimo ad essere pronti in tempo, ma la vediamo dura. Sicuramente non dopo, altrimenti rischieremmo di venire sorpresi dall’inverno in piena steppa. Il viaggio terminerà ad ottobre. L’idea sarebbe quella di passare i mesi invernali in Kyrgyzstan, dove le pratiche per ottenere il visto sono più semplici. Utilizzeremo il tempo per riordinare i dati raccolti in viaggio. Appena le temperature lo consentiranno, riprenderemo la strada alla volta di: Kazakistan del Nord, Tuva, Mongolia e possibilmente Xinjiang (Cina occidentale).

Quanto costerà il viaggio?

L’equipaggiamento (tenda, vestiario, ricambi vari) dovrebbe costare circa 3.800 euro, poi abbiamo calcolato altri 1.500 euro di spese di sopravvivenza. I costi sono calcolati per un viaggio di sei mesi, escluso l’inverno in Kyrgyzstan.

Chi vi sostiene economicamente?

Al momento nessuno. Stiamo cercando di vendere un po’ delle nostre cose per finanziare le spese vive. Speriamo di trovare l’equipaggiamento attraverso sponsor  tecnici. Abbiamo creato una paginetta di crowdfunding sul nostro sito, dove prevendiamo i futuri prodotti della nostra spedizione, che saranno: un libro, una serie di reportage, fotografie ed altro. La speranza è trovare qualcuno interessato a finanziare i reportage. Stiamo lavorando con i ragazzi di Made On, una casa di produzione video romana che, oltre a fornirci una parte dell’attrezzatura audio-video necessaria, ci aiuterà nella post-produzione e a piazzare i reportage sul mercato.

Come affronterete le soste, i pernottamenti?

Principalmente stealth camping ed ospitalità occasionale. Nei luoghi dove ci fermeremo più a lungo per girare i reportage speriamo di ottenere ospitalità dai nostri contatti sul posto.

Che cosa pensano le vostre famiglie e i vostri amici del progetto?

Qualcuno ci crede pazzi e molti non esitano a farci notare le difficoltà del viaggio. Al contempo una delle espressioni più comuni è “Come vi invidio!”. Qualcun altro crede in noi e si impegna a darci supporto. C’è anche chi ha espresso il desiderio di partire con noi. I miei genitori sono affetti da una sacrosanta preoccupazione genitoriale (Daniele). I miei al momento sono abbastanza indifferenti. Forse credono che non partirò per davvero. Inizieranno ad avere un po’ d’ansia man mano che si avvicinerà la partenza (Elena)

Sarà il vostro primo viaggio lungo in bici?

Sì, la nostra esperienza di viaggi ciclistici si limita ad un giro dell’Olanda di 10 giorni e a qualche breve gita. Abbiamo fatto precedentemente lunghi viaggi in macchina, con la nostra amata Fiat Panda del ‘99.

Al termine del vostro viaggio?

Non vogliamo fare un’ esperienza isolata. Puntiamo a fare di questo progetto la nostra principale fonte di sostentamento. Quindi a trasformarlo in un lavoro. Lavoro da cyclo-reporters. I reportage sono senz’altro la nostra missione prioritaria, anche se con il tempo vorremmo sviluppare, come dicevamo, sempre di più la nostra idea sul “campionamento automatico del paesaggio”.

Ci spiegate in sintesi di cosa si tratta?

E’ un progetto ambizioso, che consiste nella realizzazione di un computer da bicicletta in grado di raccogliere ed organizzare dati utili sul paesaggio e sulla strada. Stiamo cercando persone interessate ad aiutarci con gli aspetti informatici. C’è poi il progetto di un libro, qualcosa a metà tra una guida, un racconto di viaggio ed una raccolta di saggi. Abbiamo un’altra idea: quella di un’installazione multimediale, un prodotto artistico. Stiamo lavorando con un amico regista di film sperimentali su questo.

Il viaggio non vi fa paura?

Siamo troppo impegnati per avere paura. Certo, non siamo sconsiderati e cerchiamo di analizzare gli imprevisti che potrebbero capitarci, cercando di essere pronti a tutto. Ci mette un po’ d’ansia un imprevisto che possa mettere fine al nostro viaggio in anticipo. Ma andiamo avanti con il lavoro, la dedizione e l’entusiasmo.

 Vi sentite tosti?

Ci sentiamo abbastanza maturi da prenderci la responsabilità della nostra follia e da non indietreggiare. Non ci sentiamo più tosti di chiunque altro abbia affrontato un viaggio simile prima di noi e ce ne sono tantissimi, un’intera comunità di ciclo-avventurieri che girano il mondo da anni. Per non parlare poi di chi davvero percorreva la via della seta, a piedi, a cavallo o a dorso di cammello, per commerciare tra Oriente ed Occidente. Quelli sì che erano tipi tosti! C’è davvero tanta gente che viaggia in bici da anni senza fermarsi mai. L’originalità della nostra idea, però, sta nel fatto che ci proponiamo di fare del giornalismo. In questo siamo forse pionieri, ma non ci interessano i primati.

Un messaggio a chi sta leggendo la vostra storia, magari plurilaureato come voi e deluso?

Di seguire i propri sogni anche se sembrano follie. Di dare più credito alle proprie idee e di non farsi scoraggiare dalle difficoltà, di affrontare i problemi uno per uno e con razionalità. Crediamo sia preferibile vivere seguendo le proprie passioni che ostinarsi nella ricerca di garanzie per il futuro, che non potrebbe essere più incerto di così. Ma è solo una nostra opinione.

  Cinzia Ficco http://www.tipitosti.it/

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