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Scritto da Lunedì 07 Dicembre 2009 12:47

Il business dell’acqua

    Sì da Camera e Senato: il decreto legge Ronchi dispone la privatizzazione dell’acqua
C’era una volta un bene pubblico fondamentale, di importanza vitale per tutti gli uomini: l’acqua.
Ebbene, dimenticate tutto, non sarà più così, perché il Parlamento ha approvato la legge 133/2008.
Legge che contiene anche una particolare norma sulla privatizzazione dell’acqua.

La norma è stata inserita all’interno di questa legge sugli obblighi comunitari ma non esiste nessuna norma europea che obblighi la privatizzazione dell’acqua.

Tra il 2002 e il 2008 i prezzi di questo bene  sono saliti del 30% e si prevede un continuo aumento, il 26% entro il 2020.

La privatizzazione dell’acqua è una soluzione ai problemi? Cosa c’è dietro?

Bisogna sapere che dietro il settore idrico sta un business che oggi vale 2,5 miliardi di euro e si prevede salirà, e che già oggi è forte la presenza dei privati in questo settore.

Ma dando il via alla privatizzazione si darebbe il via anche ad una commistione tra politica ed affari scandalosa. Inoltre dare in pasto ad azionari un bene così fondamentale mette a rischio tutti noi. L’azionario farà i suoi affari di mercato o si preoccuperà dei cittadini?

Secondo la legge i servizi locali di rilevanza economica dovranno essere affidati attraverso gara a società miste, e il socio privato dovrà avere precise caratteristiche: possedere non meno del 40% ed essere socio industriale.

In tutto questo a chi andrà male? La risposta è più che ovvia: come sempre, alle classi più deboli.

Bollette da capogiro e qualità pessima dell’acqua saranno probabilmente i frutti di questa operazione di mercato, perché di questo si tratta.  

Ma chiediamoci anche: perché tutti i Paesi che hanno sperimentato la privatizzazione stanno tornando indietro? Perché l’Italia arriva dopo e nonostante tutto dà il via?

A Parigi, dopo 25 anni di gestione privata si è ritornati alla gestione pubblica; la Germania l’ha bloccata, in Olanda attraverso legge si è deciso di impedire qualunque tipo di privatizzazione dell’acqua. Insomma, un motivo ci sarà se chi ha già provato ritorna sui suoi passi.

Che futuro ci ritroveremo?

Nelle città italiane dove è già stata sperimentata le cose non sono andate per niente bene: ad Aprilia, cittadina al sud del Lazio, in seguito  a questa operazione le bollette dell’acqua sono vertiginosamente salite fino al 330%! Lì a gestire l’acqua c’era la multinazionale Veolia, il Comune era diventato in pratica nessuno.

Ma si è parlato anche di acqua sporca alle 7 del mattino. Per cui pessima qualità a prezzi esorbitanti.

Si può accettare tutto questo?

L’acqua è un bene vitale, è sacra, non può diventare una merce ed essere sottoposta ai “giochi” del profitto, del business.

 

 

 

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