Prendo spunto dai recenti articoli apparsi sui citati quotidiani per evidenziare, ancora una volta, come si preferisca cedere alla tentazione di un assistenzialismo di maniera e di forma, piuttosto che affidarsi ad una dinamica d’integrazione che tenga conto delle reali esigenze del disabile.
Vediamo, allora, cosa accade se un disabile decide oggi di entrare a Palazzo Zanca.
1) Posteggia in Via Consolare del Mare ove insiste l’unica pedana che rende accessibile l’ingresso a Palazzo Zanca.
2) Arriva davanti ai tornelli e non può entrare perché è sprovvisto del pass. per visitatori, ne può avvalersi della porta laterale perché per “disposizione” è chiusa ermeticamente.
3) Deve, pertanto, riuscire e recarsi presso
4) Chiedere l’aiuto al vigile urbano di turno affinché lo stesso possa intercedere presso l’addetto al rilascio pass che si trova all’U.R.P. della sede comunale e, sbrigate le formalità di rito, ritornare al punto di partenza.
Ma non basta se invece il disabile con carrozzella elettrica è anche un dipendente comunale che lavora a Palazzo Zanca, con l’unica responsabilità di non avere un accompagnatore a cui affidare il compito della procedura di cui sopra, allora Dirigenti ed Amministratori di “una certa vecchia scuola di pensiero” piuttosto che assumersi la responsabilità di prendere una qualsivoglia decisione, ad esempio fornire un pass che possa essere d’ausilio al disabile e dallo stesso gestibile, ( si pensi ai contrassegni per le autovetture), dandolo se del caso anche al Terzo di buon cuore, hanno preferito acconsentire affinché ben tre colleghi, a turno, escano per servizio. Il Servizio? Ma è ovvio prendere la carrozzella elettrica e farla passare per i tornelli di Piazza Antonello.






