Scritto da Giuseppe Campisi
Mercoledì 14 Luglio 2010 09:55
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Cercando un’altra Bastiglia
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Italie, an X du siècle XXI, Nouveau Régime.
La fame c’è e si sente, il terrore orchestrato ad hoc serpeggia privo di freni, l’iniquità vince sovrana su ogni aspettativa, uccide i sogni, le speranze di generazioni sacrificate sull’altare dell’ignoranza, della povertà, della putrefazione morale e civile. Ed è Estate. Un’Estate calda, come allora, come sempre in questi momenti, calda ed arida, diversamente da allora. Non c’è fuoco in un aria satura di gas, non c’è la scintilla che prepara l’esplosione, la fiamma del cambiamento è spenta, assopita sulle brande da spiaggia, placata dalle passeggiate sui lungomare, stancata, portata all’accondiscendenza dai coni gelato e dalle truffe dei Buoni Vacanze, dalla bugia della ripresa economica, dalle guerre civili dimenticate dai mass media e dai giochi di potere di chi oggi comanda e di chi domani vorrebbe comandare. Manca la rabbia, la forza di reagire, manca il pane, la verità, la giustizia. E il regime si odora a distanza.
Fa sentire la sua puzza il regime, la…
Inverno 1982. Manicomio criminale di S. Pueblo. Appunti del dott. Mark Heiden. Ore 22,30. Monto di servizio per il mio turno di notte. La serata, stando alle parole del mio predecessore, è scivolata via tranquilla. Nessuno dei pazienti ha dato nelle solite escandescenze. Poche le persone in sala video. Qualcuno per i corridoi. Qualche lite contornata da urla, ma niente di più. Ora le luci sono spente nel braccio D. Tutti dormono, o perlomeno se ne stanno nei loro letti senza dare fastidio o creare confusione. Mi sono portato qualcosa da leggere, come faccio sempre quando lavoro di notte. C’è anche un piccolo televisore, ma non l’accendo mai. Mi verso un po’di caffé caldo dal thermos. Piedi sulla scrivania. Mi rilasso e sprofondo nella lettura. La porta è socchiusa, caso mai qualcuno si svegliasse e avesse bisogno di essere tranquillizzato. La lampada, soffusa, manda la mia ombra, ingigantendola, sulla parete alle spalle. Fuori il vento urla nel ventre silenzioso della notte.…
Scritto da Eleonora Currò
Martedì 06 Luglio 2010 14:32
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Un istituto dal volto umano
“Ho visitato tantissimi istituti diversi per cercare un posto in cui mio fratello potesse essere curato, ma ho sempre preferito tenerlo in casa piuttosto che lasciarlo vivere in veri e propri lager, in cui il solo odore era nauseante. Il centro Don Orione è l’unico posto in cui i malati vengono trattati con rispetto, e vengono curati con una grande attenzione. Un istituto del genere non può essere chiuso, deve essere sviluppato!”, queste parole animate sono state pronunciate dalla sorella di uno degli assistiti del centro, durante la prima conferenza stampa indetta dopo la scadenza del protocollo di intesa. La situazione dopo oltre tre mesi resta invariata.
Il Centro Riabilitativo Don Orione nasce nel 2001, dall’approvazione di un protocollo di intesa stipulato tra il Comune e l’Asp. Ma la vicenda dei disabili, attualmente lì alloggiati, ha inizio molti anni prima. Nel 1991 l’istituto psicomedico pedagogico Villa Quiete in cui erano ospitati dovette trasferirli in una …




