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La favola che segue prende spunto dall'attualità politica, che ha registrato:
1- a livello nazionale, il voto segreto con cui la Camera ha, per la seconda volta, salvato l'on. Cosentino dagli arresti (benché giudicato dalla Magistratura "referente politico nazionale della Camorra"!)
2- e, a livello locale, nuovi attacchi provenienti dal Consiglio comunale di Partinico (Pa) contro il giornalista di confine Pino Maniaci (direttore della tv antimafia Telejato), minacciato di querela per aver osato definire "cosca" un’Assemblea consiliare riluttante nel prendere le distanze da un proprio membro recentemente indagato a causa di "frequentazioni pericolose".
Ogni riferimento a cose o persone, dunque, è puramente "causale"!
(Unico personaggio di fantasia -si capisce- è l'onesto deputato controcorrente citato nella storia...)
C’era una volta una “Repubblica delle Banane”, composta da un Parlamento di “nominati” commissariato da un Presidente della Repubblica (per i…
Scritto da Francesco Polizzotti
Martedì 24 Gennaio 2012 22:29
Straniero in Patria
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I nuovi italiani e il diritto alla cittadinanza
di Francesco Polizzotti
Hanno generato clamore le dichiarazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sul diritto di cittadinanza dei figli degli immigrati. Forse avere un partito xenofobo all’opposizione in Parlamento permetterà al Capo dello Stato di interpellare il sentire comune delle forze politiche maggioritarie su di una tematica importante che riguarda da vicino il nostro Paese, la sua crescita economica e il modello sociale dei prossimi anni.
Infatti, dato per assodato lo stallo economico italiano (nonostante il nuovo esecutivo prometta “salvezza”e “crescita”), molti indicatori economici rilevano come la popolazione straniera in Italia sia l’unica che non abbia subito la crisi, in quasi 5 milioni, gli stranieri producono l’11% del Pil.
Tutti gli istituti di ricerca sociale ritengono la presenza extracomunitaria nel nostro paese consolidata e radicata nelle sue diverse forme sul territorio. Grafici alla mano, l’immigrazione ineludibilmente …
Mentre voi, forze dell’ordine che dovreste proteggerci, state seduti comodamente nei vostri uffici, a sorseggiare un caffè caldo, a leggere dei documenti che sono arrivati questa mattina, mentre siete occupati a discutere delle corna che il vostro collega ha fatto a sua moglie riflettendo sul vostro comportamento se foste nella stessa situazione, mentre il 31 Dicembre sera siete impegnati nei vostri megacenoni in caserma o in questura, e non vi degnate di rispondere al telefono perché sapete che sicuramente non saranno belle notizie, mentre un vostro collega si fa in quattro rischiando la vita ogni giorno accanto a voi o da qualche altra parte del mondo, perché per fortuna queste persone ci sono e sono tante. Mentre voi, politici messinesi, fate grandi discorsi sull’onestà e sulla legalità ai ragazzi delle scuole, mentre stilate un elaborato programma politico coscienti che non sarete mai in grado di attuarlo, mentre passate le mattine correndo dal Comune, alla Provincia, all…
12 dicembre 1985, Villafranca Tirrena. Graziella Campagna, 17 anni, viene rapita e assassinata con cinque colpi di fucile a canne mozze da Gerlando Alberti Jr. e Giovanni Sutera, pericolosi latitanti palermitani.
22 gennaio 2012, Villafranca Tirrena. Muore Santo Sfameni, riconosciuto boss del paese e referente di Cosa Nostra palermitana e catanese nella provincia di Messina. Intimo amico di Michelangelo Alfano.
Cosa lega queste due date? Santo Sfameni, detto Don Santo, oltre ad aver mosso i fili della giustizia messinese per lungo tempo, coprì la latitanza degli assassini di Graziella a Villafranca Tirrena. Fu lui, l’imprenditore onesto al quale sono stati confiscati beni per oltre 15 milioni di euro, a presentare Gerlando Alberti Jr. all’allora maresciallo dei Carabinieri Carmelo Giardina e fu quest’ultimo, secondo quanto da lui stesso riferito ai magistrati, a presentare Gerlando Alberti Jr. all’ex sindaco (e attuale consigliere provinciale) Vincenzo La Rosa.
Be…
Scritto da Sebastiano Ambra
Lunedì 23 Gennaio 2012 18:55
“Intanto è morto Vincenzo Consolo”, e tanto basta
Manca qualche minuto all’inizio della conferenza, squilla il telefono. Chiudo la chiamata. Non si comincia ancora, comunicano che inizieremo fra un quarto d’ora. Squilla di nuovo, controllo: è Dino. Stavolta chiude dopo un paio di squilli, non faccio in tempo a rispondere. Richiama subito, però, e riesco a rispondere.
“Allora: intanto è morto Vincenzo Consolo”.
Non aggiunge altro. Quell’intanto è perentorio.
Solo un’altra volta aveva chiamato con quel tono. Pietrate, non parole. Quella volta mi comunicava che Bertolaso parlava di “colpa” dei messinesi in merito alle alluvioni. Stavolta, però, non c’è rabbia. Dino è amaro, pare che piova di notte, senza luce.
Non dice altro, mi chiede di scrivere dello scrittore. Non ritengo di essere la persona giusta: ho chiacchierato qualche mese addietro con Vincenzo Consolo, discutendo di politica, raccogliendo impressioni taglienti ma equilibrate. Lì per lì rifiuto. Dino, però, insiste. Vuole una cosa che in gergo g…





